Riforma Delle Professioni

La cronistoria dei tentativi di riforma delle professioni

 

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Il 10 gennaio il ministro della Giustizia, Clelio Darida insedia la prima commissione di esperti che deve porre mano alla riforma e gli Ordini. I lavori della commissione, guidata dal magistrato Giacomo Perticone, non sono però tra le priorità dell’agenda del Governo e così il tutto si conclude con un nulla di fatto.
 
 

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A settembre viene indetta a Roma la prima conferenza nazionale delle libere professioni, alla cui conclusione il sottosegretario alla Giustizia, Silvio Coco annuncia entro la primavera successiva la riforma degli studi professionali in forma associata. Viene costituita una commissione ad hoc, che partorisce un testo che viene bocciato da Coco prima ancora che venga sottoposto al ministro della Giustizia, Claudio Martelli.
 
 

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 L’Antitrust apre un’indagine conoscitiva sul mondo delle libere professioni.
 
 

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A marzo il ministro della Giustizia, Giovanni Maria Flick organizza un tavolo con le categorie per cercare un punto d’incontro sulla riforma. A coordinarlo è il sottosegretario Antonino Mirone, che diventa anche il referente della commissione incaricata di redigere il testo della riforma. A febbraio ’98 la commissione termina i lavori e a luglio il Consiglio dei ministri approva il disegno di legge di riforma. Nel frattempo, nell’estate ’97, la legge Bersani (legge 266/97) cancella il divieto di istituire società tra professionisti e in ottobre l’Antitrust, guidata da Giuliano Amato,chiude l’istruttoria del ’94 giudicando anacronistica e perdente l’organizzazione delle libere professioni e la legge Bersani.
 
 

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Massimo D’Alema, succeduto l’anno prima a Romano Prodi alla guida del Governo, rilancia sulla riforma delle libere professioni, che deve tener conto della cancellazione del divieto di istituire società tra professionisti sancita dalla legge Bersani e dei rilievi dell’Antitrust. Si riparte dal Ddl Mirone.
 
 

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Ad aprile a Palazzo Chigi D’Alema viene sostituito da Giuliano Amato e a novembre il consiglio dei ministri approva un disegno di legge proposto dal ministro della Giustizia, Piero Fassino.
 
 

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Si modifica la Costituzione. Le regioni conquistano la competenza legislativa concorrente e cominciano a legiferare. Viene emanato il DPR 328/2001 che regola gli accessi agli Ordini e Collegi professionali (nascono le sezione A e B)
 
 

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Alla guida del Governo c’è dall’anno prima Silvio Berlusconi. Nell’autunno 2002 la riforma delle libere professioni è nelle mani della commissione Vietti. 
 
 

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La commissione Vietti licenzia un testo condivise da gran parte delle professioni. Un fronte trasversale dice no.
 
 

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Nel 2004 il pallino della riforma viene rivendicato dal ministro della giustizia, Roberto Castelli, e con Vietti è scontro.
 
 

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Ci prova il ministro della giustizia, Roberto Castelli. Niente da fare neanche in questo caso. Finisce la legislatura. L’Antitrust avverte che il sistema è ancora ingessato. E si appella alle forze politiche per riformare il sistema. La commissione europea, intanto, avvia diverse procedure di linfrazione nei confronti dell’Italia su avvocati, architetti, ingegneri. Approvata la Direttiva Europea per il riconoscimento delle qualifiche professionali 2005/36CE (c.d. Direttiva Zappalà)
 
 

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La Corte costituzionale ha nel corso di cinque anni annullato tutte le leggi regionali in materia di professioni. A luglio Bersani fa approvare le sue liberalizzazioni a sfavore degli Ordini. Via i minimi tariffari e i divieti su pubblicità e società. A ottobre le rappresentanze ordinistiche scendono in piazza per protestare. A dicembre il ministro della giustizia fa approvare in consiglio dei ministri un disegno di legge delega.
 
 

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A febbraio il ddl del guardasigilli passa all’esame della Camera che, intanto, avvia l’indagine conoscitiva in materia. Approvato ad ottobre il dlgs di recepimento della direttiva qualifiche che, fra le altre cose, apre la strada al riconoscimento legislativo per le associazioni di professionisti non iscritti agli ordini.
 
 

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Presentato a gennaio il testo base Mantini-Chicchi, compendio di cinque proposte di legge compresa quella del governo. Negli stessi giorni il disegno di legge di iniziativa popolare del Cup arriva.
 
 

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Angelino Alfano, ministro della Giustizia, a luglio promette che entro ottobre arriverà la riforma.
 
 

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A inizio estate si parla di un intervento di liberalizzazione sulle libere professioni, con, tra l’altro, abolizione dell’esame di Stato per avvocati e commercialisti. Si vorrebbe prima farne un disegno di legge delega, poi inserire le novità nella prima manovra. Alla fine la mini-riforma approda nella manovra di Ferragosto.

  

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